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Il progetto di ricerca
Il progetto di ricerca sul patrimonio immateriale del Molise è stato avviato nel 2005 dalla collaborazione tra due istituti del MiBAC, rappresentati dai direttori Stefania Massari e Ruggero Martines: il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, attualmente Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise. La ricerca è condotta da Emilia De Simoni, funzionario demoetnoantropologo dell’IDEA, con Donato D’Alessandro, coordinatore del laboratorio audiovisivo delle Soprintendenze BAP e BSAE del Molise.
Viaggio in Molise
La proposta di una ricerca sul territorio non poteva che essere presentata dal Museo, è infatti compito del Museo, oggi dell’Istituto, promuovere la conoscenza e la valorizzazione dei beni demoetnoantropologici italiani, in linea con quanto stabilito dalla
Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, formulata nella trentaduesima sessione dell’Unesco (Parigi 29 settembre - 17 ottobre 2003), e ratificata in Italia dalla Camera dei Deputati nel 2007. La Convenzione definisce “patrimonio culturale immateriale” l’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, che le comunità riconoscono come parte della loro cultura, inoltre:
“Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.
La Convenzione si propone i seguenti scopi: salvaguardare il patrimonio immateriale, assicurarne il rispetto, stimolare la consapevolezza a livello locale, nazionale e internazionale della sua importanza. Per salvaguardare questo patrimonio, occorre identificarlo, documentarlo, studiarlo, valorizzarlo e trasmetterlo. Il progetto sui beni demoetnoantropologici del Molise si inserisce in questa prospettiva, condividendo oggetti e obiettivi della Convenzione.
La documentazione audiovisiva (più di 25.000 fotografie e 150 ore di riprese video, relative a 68 eventi festivi in 48 località) è conservata presso la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise e presso l’IDEA. I materiali depositati negli archivi museali, Fotografico e di Antropologia Visiva, ed elencati nei rispettivi cataloghi, sono stati sottoposti ad una prima schedatura che ne indica i dati essenziali.
Conoscenze: Patrimonio immateriale del Molise
Nel 2007 è stato realizzato un documentario di 38 minuti,
Viaggio in Molise: le stagioni della festa, che illustra il progetto attraverso una selezione di riprese relative a 15 feste, suddivise secondo il ciclo stagionale.
Nel 2009 è stato pubblicato, come numero monografico della rivista "Conoscenze", il volume Patrimonio immateriale del Molise, vincitore del Premio Scanno 2010 per la sezione Antropologia culturale e tradizioni popolari. Il libro contiene, oltre gli scritti della curatrice Emilia De Simoni, un saggio di Renato Cavallaro e i testi relativi alle seguenti feste: S. Cristina a Sepino, S. Antonio Abate a Colli a Volturno, S. Anastasio ad Acquaviva d’Isernia, S. Biagio e S. Leo a San Martino in Pensilis, il Carnevale dei Mesi a Bagnoli del Trigno e a Cercepiccola, il Carnevale dell’Uomo Cervo a Castelnuovo al Volturno, il Carnevale del Diavolo a Tufara, S. Giuseppe a Casacalenda e a Termoli, la Processione del Cristo Morto a Isernia, la Pagliara a Fossalto. Il volume è arricchito da un ampio corredo iconografico, realizzato da Emilia De Simoni e Donato D’Alessandro nel corso della ricerca, tra il 2005 e il 2009.
Il progetto di etnografia visiva dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise è mirato innanzi tutto all’identificazione e alla documentazione dei beni attraverso il rilevamento audiovisivo, al fine di produrre fonti di trasmissione e studio del patrimonio attualmente presente nella regione. La scelta dei limiti regionali non presuppone ovviamente una visione del patrimonio immateriale rigidamente ancorato ai luoghi e privo di condivisione con altre aree culturali. Serve piuttosto per tracciare una mappa entro confini che consentano di far emergere una certa omogeneità, rappresentativa di quel territorio e ricollegabile, in alcuni aspetti, ad altre realtà, nel momento del confronto e dello studio degli elementi che caratterizzano gli eventi festivi.