Suono della tradizione
San Severino Lucano 1973, festa della Madonna del Pollino. Foto: M. Russo
Molte cosmogonie hanno individuato in un suono, in un gesto di danza l’atto fondatore dell’universo, capace di mettere ordine nel caos primordiale e creare la separazione tra gli elementi naturali. L’energia vitale sonora, imprigionata in un involucro materiale, viene usata per scopi sociali e religiosi.
Nel mondo popolare la musica scandisce quei momenti della vita comunitaria, in occasioni festive e lavorative, sacre e profane, nelle quali l’intento socializzante raggiunge i più alti livelli. Strumento magico e rituale, mezzo di comunicazione culturale, l’”oggetto” musicale esprime la “voce” del gruppo.
Il suono inoltre aveva molteplici valenze: poteva segnalare ed essere mezzo di comunicazione, poteva guarire, poteva accompagnare il lavoro, ma soprattutto scandire i momenti della vita festiva. Il suono, anche quando era rumore disarticolato, si riteneva avesse potere apotropaico, allontanasse spiriti e influssi negativi.
Alcuni oggetti sonori associano alla loro funzione primaria quella di produrre un suono: i campanacci per animali, la sonagliera del carretto a vino di area romana, una caviglia (attrezzo per l’attacco del giogo al timone del carro romagnolo) con i due anelli di ferro il cui suono annunciava l’arrivo del carro stesso, le rocche contenenti semi all’interno del rigonfiamento ovoidale e che accompagnavano con il loro suono ritmato dal lavoro stesso il filare delle contadine.
Una serie di fischietti di terracotta documenta la fusione apotropaica, rituale e ludica di questi oggetti legati al mondo delle feste e delle cerimonie popolari.
Gli strumenti della collezione di musica popolare, risalenti per la maggior parte alla fine del secolo scorso e agli inizi di questo secolo, provengono da varie regioni d’Italia, in una netta prevalenza di quelle meridionali e delle isole. A essi si aggiungono altri strumenti sonori come i fischietti, campane, campanacci e oggetti sonori.
Gli strumenti sono ripartiti nella quattro classi degli idiofoni, membranofoni, aerofoni e cordofoni, secondo la classificazione basata sulle modalità di produzione del suono: nei primi è la materia stessa dello strumento che produce il suono grazie alla durezza ed elasticità; nei secondi il suono è prodotto dalla vibrazione di una membrana tesa sopra un risuonatore; nei terzi è la vibrazione dell’aria; negli ultimi la vibrazione di una o più corde. Tale classificazione è stata utilizzata anche per individuare le varie famiglie e sottofamiglie.
