Home Archivi e laboratori Archivio di antropologia visiva

Alle origini del documentario





[...] L’attenzione verso le potenzialità scientifiche e documentarie della fotografia si manifesta in Italia già dalla fine del XIX secolo. Il 26 maggio 1889 a Firenze, Pietro Coccoluto Ferrigni (1836-1895), in occasione dell'annuncio della nascita della Società Fotografica Italiana, nel suo discorso inaugurale, sottolinea i mutamenti determinati dall’uso del nuovo mezzo:

In un tempo come questo nostro; in cui trionfa veramente e s'impone sovrano il metodo sperimentale, il quale si fonda sui confronti, sui documenti, sulle osservazioni, sui risultati analitici delle prove ripetute le mille volte, sui mille punti diversi - la fotografia è chiamata a rendere i più importanti e i più utili servigi alla scienza.

In origine gli scopi del cinema e della cronofotografia sono scientifici più che spettacolari, ma le sorprendenti potenzialità dello strumento fotografico e, successivamente, di quello cinematografico, sollecitano vari ambiti di ricerca, anche al di fuori di una cerchia strettamente scientifica. La sfida delle nuove tecniche e delle possibili applicazioni viene raccolta con crescente entusiasmo.

Lamberto Loria (1855-1913), impegnato nella raccolta di oggetti per la grande Mostra di Etnografia Italiana del 1911, prevista nell’ambito della Esposizione Internazionale di Roma in occasione del cinquantenario dell’unità nazionale, rivolge la sua attenzione non soltanto alla documentazione fotografica, ma anche al reperimento di “cinematografie di soggetto etnografico”, che illustrino le tradizioni delle varie regioni italiane, già in quell’epoca considerate a rischio di sparizione. Sfortunatamente il progetto di un “Cinematografo Etnografico”, da collocarsi nel recinto dell’Esposizione, non viene attuato per mancanza di finanziamenti. In questo periodo l’Italia si impone sul mercato internazionale per la qualità delle produzioni, grazie anche al rapporto con la Pathé Frères, alcune delle “cinematografie etnografiche” segnalate da Loria per l’acquisto sono prodotte proprio dalla Pathé, che, tra l’altro, è la prima casa a realizzare cinegiornali, i Pathé Journal.

Nell’ambito della Mostra del 1911 vengono organizzati numerosi congressi, tra questi il “III congresso fotografico italiano. Esposizione internazionale di fotografia artistica” (24-30 aprile 1911). Nel presentare l’iniziativa l’architetto e archeologo Giacomo Boni (1859-1925) scrive:

La fotografia, assurta dal vacuo dilettantismo e dal sordido mestiere, si specializza ed apprezza più intimamente le caratteristiche degli oggetti […] Consigliavo ad Emanuele Gianturco, Ministro dell’Istruzione, di far desumere fotograficamente il tipo medio umano nelle regioni montuose della Sicilia, Calabria, Lucania, Abruzzi, Piceno, Sabina, Umbria, ecc., dove sopravvive la progenie di stirpi indigene ed aborigene.

La Classe IV dell’Esposizione internazionale di fotografia artistica comprende: “Opere artistiche cinematografiche - Prove artistiche cinematografiche monocrome e policrome (fotocromiche), da proiettarsi in apposito locale davanti al pubblico”; la  Sezione II prevede la  “Riproduzione di costumi, feste, spettacoli pubblici”. Al Congresso aderiscono numerosi paesi stranieri. Le fotografie esposte ritraggono vari soggetti: studi di figura, eruzioni vulcaniche, il terremoto di Messina. Una Casa Cinese di Shangai partecipa al concorso presentando quadri cinematografici “riproducenti la vita indiana e le più importanti scene naturali di quel paese”.

Se l’intuizione di Loria può apparire pionieristica, occorre tuttavia notare che egli è un uomo del suo tempo, consapevole del valore della documentazione filmica, in quanto partecipe di un’epoca caratterizzata dalla rivoluzione delle immagini in movimento. Non sorprende dunque la sua sensibilità, del resto ricordiamo che il fotografo statunitense Edward Sheriff Curtis (1868-1952), consapevole di essere testimone di una cultura ormai in declino, avvia, dalla fine dell’Ottocento, un progetto di documentazione fotografica sui nativi d’America. Curtis non si limita all’uso della fotografia, infatti - dopo un’esperienza di ripresa filmica presso gli Hopi (1906) - realizza In the Land of the Headhunters: A Drama of Primitive Life on the Shores of the North Pacific (1912-1914), un lungometraggio che ricostruisce alcuni aspetti della vita dei Kwakiutl.

Tra i tanti esempi di utilizzo pionieristico delle nuove tecniche, riconducibile a un ambito etnografico, si può citare, come primo caso di ricerca sul campo accompagnata dalla produzione di materiali fotografici, sonori e filmici, la “Cambridge Anthropological Expedition” del 1898.  In questa spedizione etnografica nelle isole dello Stretto di Torres, diretta dallo zoologo e antropologo inglese Alfred Cort Haddon (1855-1940), vengono effettuate, con una maneggevole Lumière camera, alcune riprese della cultura locale.

continua a leggere>>


*Tratto da: Emilia De Simoni, "Fissare il visibile: cinescritture della realtà", in Belle da vedere. Immagini etnografiche dei patrimoni festivi locali, a cura di P. Resta, Franco Angeli, Milano, 2010, pp. 133-143.